Il Timpone della Motta è la collina che rende Francavilla Marittima uno dei luoghi chiave dell’archeologia della Sibaritide. Qui, per secoli, gli Enotri vissero a stretto contatto con i Greci di Sibari e costruirono un santuario dedicato ad Athena. Insieme alla necropoli di Macchiabate forma il parco archeologico di Francavilla Marittima: ecco cosa sapere prima della visita.

Dove si trova il Timpone della Motta

La collina si trova a circa due chilometri a sud-ovest del paese, a 280 metri di quota, sulla riva nord del torrente Raganello, e domina la Piana di Sibari e il Golfo di Taranto. L’area archeologica ha due zone principali: in alto il Timpone, con i resti degli edifici sacri; in basso, lungo il torrente, la necropoli di Macchiabate. Tra le due, su pianori livellati artificialmente, si trovava un villaggio di capanne dell’età del Ferro, in parte scavato negli ultimi anni.

Dagli Enotri ai Greci: la storia del sito

Le ricerche dell’Università della Calabria documentano la frequentazione della collina dall’età del Bronzo medio fino al IV secolo a.C. Nell’età del Ferro sul Timpone sorgeva un insediamento enotrio, che entrò progressivamente nella sfera d’influenza di Sibari, la colonia greca fondata poco più a valle. Sulla sommità le abitazioni lasciarono il posto a edifici sacri: il tempio arcaico rinvenuto sulla collina è indicato come il primo esempio di luogo di culto indigeno, e in età greca il santuario fu dedicato ad Athena.

Nel santuario sono state trovate anche ceramiche attiche degli anni della distruzione di Sibari, nel 510 a.C., segno che il sito continuò a vivere anche dopo la fine della città. La collina fu abbandonata nel IV secolo a.C., quando la regione passò sotto il controllo dei Brettii. Molti secoli dopo, sulle fondazioni di uno dei templi fu costruita una piccola cappella bizantina.

Il santuario di Athena e la lamina di Kleombrotos

Il reperto più celebre del santuario è una lamina di bronzo con un’iscrizione: l’atleta Kleombrotos dedica ad Athena la decima parte del premio ottenuto con una vittoria. Sull’acropoli sono state trovate anche migliaia di hydriskai, piccoli vasi per l’acqua. Poiché sulla collina non ci sono sorgenti, l’acqua doveva essere portata in processione, come mostrano le scene con donne che trasportano vasi dipinte sulla ceramica del santuario.

Lagaria, Epeo e il cavallo di Troia

Le fonti antiche ricordano Lagaria, una città fondata nella zona di Sibari da Epeo, il costruttore del cavallo di Troia. Strabone la descrive come una fortezza tra Eraclea e Thurii, nota per un vino dolce, il Lagaritano. Il culto di Athena, i vasi per l’acqua e le immagini delle processioni hanno portato diversi studiosi a identificare Lagaria con il Timpone della Motta; un’ipotesi più antica la colloca invece più a nord, nei pressi di Valsinni. Il mito è al centro dell’iniziativa “La dea Athena ed Epeo di Lagaria”, che il Comune organizza ogni autunno.

La necropoli di Macchiabate

Ai piedi della collina si estende la necropoli enotria di Macchiabate. Gli scavi sistematici cominciarono nel 1963 con l’archeologa Paola Zancani Montuoro, che indagò circa 140 tombe; molte risalgono all’età del Ferro e alcune hanno corredi di particolare ricchezza, con oggetti importati che raccontano i contatti con il mondo greco e fenicio. Dal 2009 nella necropoli scava l’Università di Basilea, che ha esplorato nuove aree del cimitero.

Saccheggi e reperti restituiti

Tra gli anni Sessanta e Ottanta del Novecento il Timpone della Motta e la necropoli subirono scavi clandestini su larga scala, e molti oggetti finirono sul mercato antiquario internazionale. Grazie al lavoro dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e degli archeologi, tra il 2001 e il 2016 molti reperti sono rientrati in Italia da istituzioni come l’Università di Berna, il J. Paul Getty Museum e la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen. La loro storia è raccontata nella mostra “Reversio”, inaugurata nel gennaio 2025 al Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide.

Dove vedere i reperti

  • Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, a Sibari, nel comune di Cassano all’Ionio: espone i reperti del Timpone della Motta, compresi quelli restituiti dai musei stranieri.
  • Museo Civico Archeologico di Francavilla Marittima, nel Palazzo De Santis, nel centro storico: conserva materiali dal Timpone della Motta e da Macchiabate e, fino al 13 febbraio 2027, ospita la mostra “La memoria di Tanino De Santis a Francavilla Marittima: il ritorno dei reperti”.

Informazioni per la visita

Per il parco archeologico non sono pubblicati orari fissi di apertura. Prima di andare conviene chiamare il numero indicato sul sito turistico del Comune, 328 371 5348, oppure il Comune allo 0981 994872. Le visite guidate più complete si tengono durante le iniziative del Comune, in particolare “La dea Athena ed Epeo di Lagaria” in autunno. Per arrivare al paese e per il resto della visita consulta la pagina su Francavilla Marittima e la guida su cosa vedere e cosa fare a Francavilla Marittima.

Domande frequenti sul Timpone della Motta

Che cos’è il Timpone della Motta?

Una collina a circa due chilometri da Francavilla Marittima, abitata dall’età del Bronzo, dove sorgeva un insediamento enotrio con un santuario dedicato ad Athena.

Il Timpone della Motta è l’antica Lagaria?

È un’ipotesi sostenuta da diversi studiosi, basata sul culto di Athena e sui reperti legati al trasporto dell’acqua. Non è però certa: un’altra ipotesi colloca Lagaria vicino a Valsinni, in Basilicata.

Dove sono esposti i reperti del Timpone della Motta?

Soprattutto al Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, a Sibari, e in parte al Museo Civico Archeologico di Francavilla Marittima.

Si può visitare il parco archeologico?

Sì. Non ci sono orari fissi pubblicati, quindi è meglio contattare il Comune prima della visita.

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