Canna

sorge su un’altura, circa 400 m, posta a dominio dell’intera costa ionica cosentina.

Piccolo comune di circa 800 abitanti, conserva ancora oggi intatto il fascino e il mito della sua storia.

Circondata dalla folta vegetazione del bosco Commaroso, Canna si presenta con un impianto di origine medievale tipicamente montano.
La struttura urbanistica seicentesca è contraddistinta da elementi rinascimentali, barocchi e neoclassici.
Stili che si possono ammirare osservando i palazzi Toscani, Pitrelli, Ielpo.

Sulle sponde del torrente Canna è ancora oggi possibile ammirare ciò che resta degli antichi mulini. Un tempo questi rappresentavano la maggiore risorsa economica, oggi sono un bene culturale di inestimabile valore.

Ma i monumenti più belli di Canna li ha realizzati Madre Natura, regalando a questo piccolo paesello, dei veri e propri cimeli unici dal fascino pluricentenario.

Sono gli “alberi patriarchi” che con le loro forme e la loro maestosità lasciano letteralmente senza fiato. Ed è anche grazie alla vita di questi alberi che si è ricostruito il passato e la storia di Canna.

La presenza di questi ulivi maestosi secolari “trufe” si lega alla nascita e allo sviluppo stesso del paese.

Infatti, con l’attribuzione dell’età biologica di questi alberi è possibile risalire ai primi insediamenti umani nell’agro cannese.

Ed è proprio immergendosi in questa natura centenaria che ci si può perdere in un percorso naturalistico. E’ possibile praticarlo a piedi, ideale per le scolaresche e gli appassionati di trekking.

Si Parte dalla Fontana, proseguendo in discesa per le contrade S. Rocco, Cerasa,  per poi risalire per la località  La Manna, con una sosta sul canneto, dimora di uccelli di rara bellezza, e continuando per il tratturo tracciato dai muretti a secco, sino ad arrivare al pino di Rizzìr che porta alla Fontana.

Canna

nel corso della sua storia, ha saputo mantenere inalterati i profumi della sua tradizione, per riproporli ancora oggi con la bellezza di un tempo.

Uno degli aspetti che da sempre accompagna la vita di ogni cannese, e di riflesso la permanenza del visitatore, è la musica.

Tutto ciò che riguarda la vita dei cannesi è stato sempre scandito e tempo di musica. Quasi tutti avevano tra gli arnesi anche uno strumento musicale. Ciò a testimonianza di come la musica fosse, insieme al lavoro, una componente imprescindibile per il  proprio benessere psicofisico.

Le “crew” dell’epoca erano solitamente formate da musicisti di archi (violino), di strumenti a corda (chitarra) e ritmici (chitarra battente), ai quali spesso si univano strumenti a  fiato (clarino).

Una delle danze più caratteristiche è la “schoz”. Danza che, leggenda vuole, sia stata tramandata dall’esercito francese, giunto a Canna nei primi anni dell’800.

I soldati  diffusero una musica il cui ballo ricorda quello in voga  tra corti europee, lo schoz . Ancora oggi è per antonomasia il ballo dei cannesi e non può mancare nei matrimoni, usato all’apertura del ballo degli sposi.

Custodi di questa antica danza sono le simpatiche anziane del luogo, che sorridendo ballano a tempo di schoz lasciandosi andare a al passato di un ballo, le cui origini giungono sino alla Rivoluzione francese e a Napoleone Bonaparte.

Sempre secondo i racconti tramandati di generazione in generazione, alcuni soldati si fermarono a Canna. Qui decisero di metter su famiglia, e ancora oggi la discendenza di quelle famiglie è chiamata “i francesi”.

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