Parco Archeologico di Broglio di Trebisacce

Nel 1978, posto sulla collina di Broglio a ⇒ Trebisacce che fa da terrazza panoramica alla costa sottostante che va da Sibari ad Amendolara, è stato scoperto un insediamento di origini protostoriche.

Il Parco Archeologico di Broglio di Trebisacce è divenuto da subito una scoperta alquanto affascinante, poichè ha riportato alla luce una sequenza stratigrafica nel complesso completa e soddisfacente dell’età protostorica, ma soprattutto è noto per aver accertato, per la prima volta sul territorio calabrese, tracce di vita durante l’età del Bronzo.

La prima fase di occupazione scoperta risale al 1700-1350 a.C., durante i cosiddetti periodi Protoappenninico e Appenninico. In questo periodo l’abitato era organizzato su terrazzamenti che ospitavano delle capanne, che sono state successivamente danneggiate dalle coltivazioni agricole.

Al periodo più antico della vita nel villaggio risale il primo tipo di vasellame utilizzato come tazze e ciotole con vasca di forma tondeggiante. I materiali utilizzati erano l’argilla frammista e il pietrisco fine, rimodellati a mano.

Per tutta l’età del Bronzo le popolazioni locali dell’insediamento entrarono in contatto con i navigatori micenei e, grazie a questa “contaminazione”, alcuni gruppi di artigiani egei e di Enotri si inserirono nelle comunità della Sibaritide.

Essi permisero di acquisire nuove tecnologie, fino ad allora sconosciute in Itailia, come l’utilizzo del tornio per produrre vasi in ceramica depurata e dipinta. Iniziò così la produzione di vasi con forme e decorazioni proprie della ceramica micenea. Queste servivano soprattutto per contenere bevande pregiate.

Un’altra innovazione apportata fu l’utilizzo di grandi giare per l’immagazzinamento dell’olio e di derrate alimentari, simili a quelle dei magazzini dei palazzi micenei e minoici.

Parco Archeologico di Broglio di Trebisacce

Con l’età dei bronzo finale i contatti con le civiltà dell’Egeo terminarono ma, nonostante ciò, l’aristocrazia si appropriò di una forte impronta guerriera e avvolse l’acropoli in una imponente fortificazione formata da un muro in pietra ed elementi lignei rinforzato da bastioni. La fortificazione si affacciava su un fossato largo più di 10 metri e con una profondità di 4 metri, rivestito, ai piedi dei muro, con un lastricato in pietrame restaurato più volte nel tempo.

Nella parte più alta dell’acropoli venivano conservate enormi quantità di derrate, attraverso l’utilizzo dei grandi dolii in argilla depurata, deposti all’interno di magazzini seminterrati. Alcuni di essi erano destinati alla conservazione dell’olio, a testimonianza che la coltura dell’ulivo nella zona era praticata sin da tempi antichi.

La classe aristocratica del tempo possedeva anche il controllo delle più importanti attività artigianali, come, la lavorazione dei ferro e a testimonianza di ciò, sull’acropoli di Broglio è stata portata alla luce una delle più antiche forge, risalente alla fine dell’età del Bronzo.

Infatti, il più grande magazzino conosciuto era abbandonato e completamente interrato attraverso una fossa di 1 metro di lato, per deporvi una tazzina intera, usata per la libagione, e i resti della suppellettile di un’abitazione incendiata. Sopra la fossa si trovarono i resti di un pasto rituale frutto della battuta di caccia di almeno sei cervi. L’aristocrazia locale, inoltre, celebrava il proprio prodigio e quello degli antenati attraverso rituali e cerimonie religiose.

Giunti nel 900-700 a.C., cioè nell’età del Ferro, le popolazioni di Broglio ripresero in maniera più intensa i contatti con la Grecia e con l’Oriente fenicio, come testimoniano i frammenti di coppe dipinte e uno scarabeo rinvenuti sull’ultimo lastricato del fossato.

Intorno al 710 a.C. inoltre, i Greci imposero il loro dominio su tutta la regione e fondarono la città di Sibari, assoggettando gli indigeni Enotri che furono cosi costretti ad abbandonare i propri villaggi, fatta eccezione per ⇒ Francavilla e ⇒ Amendolara, per coltivare le terre irrigue dei conquistatori.

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